Stefano Baroni

Didattica Musicale

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I laboratori di Didattica Musicale con la metodologia Orff-Schulwerk hanno l’obiettivo di sviluppare la capacità di apprendimento musicale del bambino attraverso percorsi didattici che si basano su due fattori fondamentali: la ricerca dell’elementarità e la metodologia pratica. 

“Musica elementare non è mai musica sola, essa è collegata a movimento, danza e parola, è una musica fatta da sé, nella quale si è coinvolti non come ascoltatori ma come co-esecutori, è terrestre, innata, corporea, è musica che chiunque può sperimentare e apprendere, adeguata al bambino” Carl Orff

La musica è un linguaggio complesso che per poter essere assorbito al meglio ha bisogno di sperimentazione pratica. Esattamente come impariamo a parlare, impariamo a suonare: ascoltiamo, imitiamo, comprendiamo (da cum-prendere/prendere con sé), comunichiamo. La musica va quindi vissuta sulla propria pelle: va ballata, va cantata, va suonata, va sbagliata prima ancora che studiata.

With Uirà Kuhlmann, Marco Pagliarulo (EducArte), Chiara Cortez (Circlesinging Roma)
With Uirà Kuhlmann, Marco Pagliarulo (EducArte), Chiara Cortez (Circlesinging Roma)

La voce e il corpo, come forma di espressione musicale e come mezzo per esprimere e trasmettere emozioni sono stati sempre presenti in tutte le culture e possiamo dichiarare che siano l’asse portante che guida interi universi musicali. La voce ed il corpo sono inoltre gli elementi più efficaci per lo sviluppo della musicalità innata in ognuno di noi e per l’apprendimento musicale (in molte culture per millenni, prima dell’invenzione della notazione scritta, la trasmissione del sapere musicale avveniva oralmente). Possiamo dunque pensare a delle idee guida che utilizzando questi due importanti strumenti configurino un percorso di apprendimento musicale che sia il più possibile efficace:

  • Il ritmo si acquisisce prima di tutto attraverso il canale verbale (molto più efficace e veloce di quello logico matematico) e attraverso il corpo (tutto ciò che dobbiamo suonare dobbiamo necessariamente prima saperlo cantare e saperne suonare la ritmica prima su di noi attraverso la body percussion; ciò migliora il livello di attenzione, di concentrazione e la macro coordinazione) per poi passare successivamente agli strumenti (strumenti aperti prima di tutto, ovvero che non necessitino di una tecnica sofisticata per essere suonati: tamburi e simili).
  • La musica va prima di tutto esperita, va vissuta; solo successivamente si può fare un percorso per trasformare ciò che già si è vissuto (know how) e dunque compreso in segno grafico (notazione formale, scrittura e lettura musicale) e si possono formulare delle teorie (know about – nella didattica musicale “tradizionale” succede il contrario, prima si legge e poi si canta/suona; per fare un parallelo, è come se insegnassimo ai bambini prima a scrivere e poi a parlare, di certo non è il metodo più efficace).
  • Il materiale musicale da utilizzare deve essere elementare, (quindi si privilegia l’uso di ostinati ritmici, filastrocche, melodie pentatoniche, ecc.) e si deve creare un ambiente di apprendimento “a prova di errore” in modo che qualsiasi sia il percorso personale del bambino all’interno di questo ambiente, egli giunga all’acquisizione di consapevolezza al quale l’insegnante lo vuole portare.
  • non c’è musica senza movimento poiché è essenziale trasformare ciò che è udibile in qualcosa di visibile.

E’ dunque necessario rovesciare l’approccio didattico rispetto a quello tradizionale:

Linee guida propedeutica musicale
Percorsi didattici

(Schema è a cura di Ciro Paduano, da un’idea di Doug Goodkin)

Drum Circle Teatro Romano di Minturno 2017 - Latina